Edizioni Gruppo Dinamo    M.Innocenti/E.Vita 5per1.Poesia

Massimo Innocenti / Erica Vita

5per1. Poesia

Dialogo in 10 poesie e 2 immagini

 

È la volontà e il desiderio del Gruppo Dinamo aver dato vita a una linea editoriale, un progetto che vive
dell’entusiasmo per le arti e per la necessità di esprimersi. Il Gruppo Dinamo esce con una prima edizione, dal nome
5per1, una collana di scritti ed immagini, un progetto che non si rivolge solo alla poesia, ma ad ogni volontà letteraria, un’opera aperta che vuole creare possibilità e divulgare idee.
Il Gruppo Dinamo, con questo progetto, amplia le sue scelte rivolgendosi non solo alle mostre d’arte, ma a
tutti quei modi di esprimersi dell’espressione; dalla musica al teatro alla scrittura, diventando così, “canali”
dove concetti e pensieri, riflessioni e punti di vista possono avere voce e trasformarsi in opere.
Questa prima esperienza si rivolge alla poesia, i due autori hanno scelto cinque proprie poesie e un’immagine per ciascuno, da qui il nome della collana
5 per 1, dieci momenti nei quali il senso della poesia e del pensiero diventano evidenti attraverso un dialogo tra le parole e le immagini che gli stessi autori hanno scelto in relazione ad un proprio pensiero, accompagnate ad un linguaggio dal valore descrittivo e allusivo, emblematico, onirico; analogie del sentimento che procedono per associazioni sinestetiche, come un suono, una melodia che entra in rapporto con un certo simbolismo colorito di sensazioni invisibili, figure scritte con parole raffiguranti primordiali echi che nascono dentro ognuno di noi.
5per1 è una collana editoriale in continua trasformazione, ma con i diversi contributi, accanto alle parole che vogliono di-segnare il quadro di una visione umana e personale, vuole diventare una “possibile vetrina”, dove dubbi, analogie, storie, concetti e pensieri sono il materiale che serve per trattare una riflessione e farla giungere alla sua visione più vera e lontana dalle banali retoriche e da provincialismi presuntuosi o pedanterie culturali.
Questo progetto vuole tentare di aprire una porta verso una diversa “legge” espressiva, che sia la più ampia possibile, ma che sappia riconoscere il valore di una profonda conoscenza, che è l’unica vera
arma a nostra
disposizione.

 

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Giorgia Abbati / Cosimo Mazzoni

5per1.Poesia

Diaogo in 10 poesie e due immagini.

Una seconda edizione della collana 5x1, una raccolta di dieci
poesie e due immagini scelte dagli autori.
Come nella prima edizione il confronto non esiste, o almeno è la
stessa produzione letteraria che lo può rendere possibile e le due
immagine possono avere una probabile corrispondenza.

Entrambi gli autori, Giorgia Abbati che Cosimo Mazzoni,
penetrano con le parole in un dialogo profondo, ma lo svolgono
come soggetti del tempo, di un tempo possibile, forse esistente,
reale al punto di creare domande senza richiesta di alcuna
risposta, perché i soggetti a cui dedicano i loro versi, sono le loro
stesse capacità di sogno o di un viaggio involontario. Un viaggio
come sogno e un sogno come viaggio che non manifesta mai un
preciso percorso se non quello di una possibile mitizzazione delle
proprie, necessarie, fascinazioni.

 

Massimo Innocenti

 

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Si apre la terza edizione della collana 5per1 con la raccolta delle dieci poesie di due artiste dallavoce intimista che canta di immagini ed emozioni: Cristiana Previati e Giovanna Bartolucci.
Entrambe le artiste raccontano storie personali, visioni poetiche, momenti intimi, memoriesimboliche. Ma le loro voci si stendono una di fronte all’altra con diversa forza e diverso tono,narrando della propria visione con due identità ben distinte che si sfiorano con delicato
decadentismo. In Cristina le parole raccontano con pungente tormento quelle audaci visioni interioriche compaiono nelle sue poesie con un tono tanto amaro quanto vigoroso. Le sue liriche spaziano in un pragmatico simbolismo, esprimendo una fremente materialità di spirito che si palesa con enfasi,espressioni concrete e limpide metafore. La voce di Giovanna, invece, arriva come un bisbiglio nell’orecchio del lettore; le sue poesie sono silenziose riflessioni intimiste, malinconiche visionisentimentali che conversano tra loro con delicatezza. È con fragilità che l’artista traccia nero su bianco i propri pensieri, disegnando espressivi paesaggi interiori che scorrono negli occhi di chi legge attraverso versi carichi d’animo. Trovare corrispondenze, percorsi e riflessioni tra gli stili più diversificati è il fulcro del progetto “antologico” che 5per1 si prefissa di studiare ad ogni edizione. Un dialogo libero e quieto traimmagini e poesie che riflettono non solo lo stile narrativo e artistico, ma soprattutto l’identità di
coloro che vi partecipano.
Erika Vita

 

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Diventa inevitabile, in questa quarta edizione, promuovere le immagini che i poeti hanno scelto  come compagni di viaggio. Dove una figurazione sta tra le sensazioni e le possibili parole che diventano la comprensione di un legame profondo: una trasfigurazione occasionale in compagnia di prefigurazioni  della poesia. Le due poetesse sono lontane come generazione, ma vicinissime come aspettative concettuali, possiamo dire che entrambe rimangono abbagliate da una espressività naturale. Perché solo l’influenza della Natura può costruire una fascia impressionistica   virata verso quel rutilante magma di colori, che un’espressione appena vissuta, può trasformare in bisbiglio.
Silvia Ammavuta  è prima di tutto una scrittrice, una romanziera, dove il carattere della memoria diventa racconto prolungandosi su appunti visivi.  Se si coglie il fondo della sua scrittura si comprende anche la sua poesia e non basta capirne l’eleganza poetica e il naturale meccanismo di una sensazione, ma bisogna porsi come l’immagine che Silvia fa interagire con le sue poesie: dobbiamo stargli davanti e cercare nei particolari i diversi mondi e le possibili corrispondenze emotive. Se quel quadro di scuola fiamminga diventa per la poetessa un mondo da esplorare, per noi le poesie di Silvia diventano quel quadro, che è tutto ancora da comprendere, perché, come nelle sue parole, nasconde altre possibili visioni.  Quel quotidiano sospeso tra una realtà e una finzione, dove tutto può sospendersi come una sillaba o una rima anche se cercate nel gorgo creativo di un silente raptus.
Noemi  Cammareri è un artista della nuova generazione, per lei le immagini parlano e dialogano con l’astrattezza dei luoghi e della memoria. Una corposità visiva che tralascia vibrazioni e da queste trae le sue parole, la sua sintesi poetica. Le quartine che lascia in questa pubblicazione  sono la radice allegorica di un proprio sentimento, che non è mai troppo intimistico, anzi, si distacca e da sentimento diventa pura visione.  Le parole si compongono come un quadro  e diventano unione creata da un verso che non è solo descrittivo ma sicuramente intenso: un’autologia che sa mantenere una proprietà emotiva fino a semplificare le frasi in una visione reale. In questa costruzione letteraria, la poetessa ritorna pittrice, e la prosa poetica nasconde una visione oscura e decadente. Al limite di un misticismo laico dove il senso silente di un addio o di una solitudine  può far sentire una melodia silenziosa. Che c’è, è in canti remoti di piccoli angoli di luoghi invisibili.
Queste edizioni di poesia sono ampie e non c’è alcuna decisione critica, se non quella di creare corrispondenze tra i poeti e le immagini che scelgono. Un dialogo, un colloquio interiore e profondo che può concedersi ogni libertà espressiva, e tutta la purezza della conoscenza.

Massimo Innocenti

 

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Quello che un probabile lettore troverà in questa quinta edizione, è la capacità di incorporare due diverse possibilità: l’osservazione e l’introspezione, ma entrambe le due necessità sembrano un desiderio. Non tanto per esprimere un probabile disagio che esiste ed è evidente in queste poesie dei due poeti, ma quanto un “calligramma” figurato e ritrasmesso in sequenze immediate. Se da una parte la necessità si palesa in cose che sembrano presenze, nell’atra possibilità è la trama, in una quasi prosa, che divarica l’esistenza.  Una comunione indifferente che si unisce ai confini di una metafora, per chiarirla in tutta la sua consacrazione esistenziale.  


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Occorre in questa nuova edizione, prima di parlare dei due poeti, considerare un pensiero su la poesia e vorrei porlo con una domanda che, forse, non potremo dare una risposta: …
è la poesia la forma più perfetta e organizzata dell’intelletto?
Potrei rispondere con un concetto, dove entra in gioco lo stile e
risponderei in senso astratto o meglio dire concreto, se esaminiamo una tale domanda in senso critico.
Ci sono modi diversi per considerare la poesia, intendo la parola
che diventa verso in una visione astratta. La parola che mi suggerisce la lettura di questi due poeti è <<filosofia>>. Non solo per comprendere i diversi aspetti letterali del linguaggio che usano i due artisti, ma quanto per capire meglio l’immaginazione che suscitano certe “attività” lessicali e compositive. Nella filosofia i concetti giungono dall’osservazione degli oggetti e dalle possibili conseguenze definibili come pure sensazioni, creando un ragionamento definito. In un certo senso le parole usate
nella poesia agiscono allo stesso modo; definendo un sentimento
attraverso le cose che creano un‘emozione.

 

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...La normale presenza della natura, in un rapporto tra immagini e parole, può creare una rottura del decorso temporale costruendo una condizione di sospensione: il tempo crea un’attesa dell’interiorità consentendo un racconto lineare ove diventa lecito parlare di una coscienza, o di una reale contrapposizione tra il passato e il futuro, in cui il presente diventa un’equazione che rifluisce nelle profondità del momento.
Rendere trasparente la convergenza tra le parole in una possibile teoria poetica, attraverso una profonda modificazione della temporalità, crea quel presente dove la poesia si addentra
individuando l’eternità.
É il rapporto tra l’immagine e il tempo che tende al dialogo in una rappresentazione simbolica: gli elementi naturali rimandano al senso che l’uno è la decodificazione dell’altro e ogni situazione si aggancia alla metafora simbolica....

Massimo Innocenti

 

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Tra la metrica di Cesare Bocci le parole si intrecciano ad un cielo torbido di pensieri e si ritrovano ad
inciampare tra quelle nubi di ricordi che abitano la mente dell’artista; nei suoi versi si riflette il suo
passato, la malinconia tiene per mano il lettore parola dopo parola, accompagnandolo in punta di piedi,
lasciando che venga avvolto interamente dalle meditazioni del poeta.
In
Paola Braccini i ricordi, invece, si arricchiscono di onomatopee, momenti di vita tradotti in poesia.
La memoria è ciò che guida la sua penna, tracciando nero su bianco un testamento di ricordi che
l’artista sfuma con mestizia, un lascito che quasi tende alla narrazione, che vaga tra le stagioni di
pensiero che risiede nell’animo dell’artista.
Di come i ricordi, gli incontri e le esperienze ci segnino è la poesia che riesce a riunirne il sentimento.
Essa permette di esternarlo nella sua purezza, lo rende comprensibile, leggibile, consente all’esterno
estraneo di immedesimarsi con l’intima interiorità del singolo, di coglierla; dono della poesia è quello
di riuscire ad arricchire lo spirito umano con altrui coscienze, aprendo al leggitore le porte per la lettura
semantica di personali segmenti di vita.

Erika Vita

 

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L’universalità e la specificità, il passato e il presente, il sentimento visionario, melanconico e, perché no, quello del presente, tradotti con i segni della poesia, convergono in una poetica esistenziale rivelando quell’impeto sotterraneo dove modulazioni semantiche rilasciano immagini come fossero “oggetti” misteriosi. La poesia sostiene la sincerità e accudisce la tenerezza fino a disporre ogni vibrazione fino a formare altri strumenti estremistici in una visione che rende tutto possibile, come il tempo impossibile che non esiste, ma se lo decentriamo nel passato ritorna pura esistenza, e allora il tempo diventa architettura esistenziale. Costruzioni inverosimili, ma così capaci di raccogliere le fonti profonde del vivere, in cui zampillano potenze di liberazione in un caos costituito da avvenimenti in un itinerario paradigmatico.
Elena Nuti e Alessio Gensini, in questo itinerario ci “vivono” come se conoscessero la forma dello spazio, al punto di correggersi emotivamente ogni volta che si trovano di fronte alle proprie magnificenze o al proprio dolore. Emblemi e figure diventano, per i due poeti, paesaggi mitologici, tanto da serrare ogni slittamento possibile proprio per raddrizzare la via che hanno deciso di percorrere.
I due poeti sono diversi, diversi nell’affrontare una gestualità emotiva ma vicini nello sguardo sensitivo, tanto da catturare con precisione ogni possibile metafora o simbologia che non troveresti se solo ti accontentassi di osservare ciò che vedi.  Alessio e Elena sentono oltre l’immagine e tracciano propri percorsi interrogativi a cui non danno molta importanza, ma ne cercano uno che sorvegli il proprio sguardo verso orizzonti non sempre chiari.

Elena Nuti raccoglie l’impossibilità di sentirsi compresa, i suoi versi predicano l’inesplicabile sgretolamento di ogni probabile sensazione al punto di creare varianti emotive e simboliche, quanto basta per comunicare una confessione. Mirando, con appropriate parole, ad un immaginario tra la favola e il sogno. Una poesia colorata di note sonore che non percepisci subito ma che senti solo se catturi il senso dei colori e del possibile paesaggio. Elena è una poetessa sensibile oltre la visionarietà delle proprie certezze, con un legame intimo che diventa pubblico, naturale, come l’emozioni inaspettate.
Alessio Gensini si rispecchia negli infiniti occhi, non solo i suoi, ma dell’uomo che sa attendere il silenzio e lo scorrere del tempo. Per il poeta il tempo non ha limiti perché diventa realtà e rivelazione, fino a far fluire le sensazioni come gemme invetriate dal calore dell’incertezza. Acute e profonde le parole che accompagnano il contenuto e le frasi si compongono in una doppia appartenenza: da una parte il penetrante senso dell’irrequietezza e dall’altra la possibile esasperazione di un’incertezza. Tremano le parole come colui che le subisce e Alessio le conduce in un terreste celeste.

I due poeti si presentano con versi consacrati al respiro del tempo, quel tanto che basta per declinare le parole nell’essenza intima del reale e, poi, adagiarsi all’eternità.

Massimo Innocenti

 

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